Quesito tipo ricostruito da una questione frequentemente trattata dallo Studio.
Il quesito
Lavoro da diversi anni nella stessa struttura. Da tempo mi hanno progressivamente tolto le attività più importanti e mi assegnano soltanto compiti ripetitivi che occupano una minima parte della giornata. Vengo esclusa dalle comunicazioni dell’ufficio e, quando si verificano problemi organizzativi, cercano comunque di attribuirmene la responsabilità. Ho segnalato più volte la situazione, ma nulla è cambiato e nel frattempo ho sviluppato ansia e disturbi legati allo stress. Posso tutelarmi anche se non ho ricevuto un provvedimento formale di demansionamento?
La risposta dell’avvocato
Il demansionamento non richiede necessariamente una comunicazione formale. Può emergere anche dal progressivo svuotamento delle funzioni, dall’assegnazione di attività quantitativamente insufficienti o qualitativamente incoerenti con l’inquadramento e dall’esclusione sistematica dai processi lavorativi.
Per valutare un’azione è necessario ricostruire le mansioni precedenti e quelle effettivamente svolte nel periodo contestato. Possono essere utili ordini di servizio, e-mail, richieste di assegnazione di lavoro, contestazioni disciplinari, dati sull’attività eseguita e testimonianze dei colleghi.
Quando l’organizzazione del lavoro produce conseguenze sulla salute può configurarsi anche una responsabilità del datore ai sensi dell’articolo 2087 del codice civile. Il danno e il collegamento con le condizioni lavorative devono però essere dimostrati con documentazione sanitaria e altri elementi concreti. Non è indispensabile provare un vero e proprio mobbing se risultano comunque accertate singole condotte illegittime e dannose.
Prima di agire è opportuno conservare ogni comunicazione, formulare contestazioni precise e sottoporre a un avvocato sia la documentazione lavorativa sia quella medica.
